Elegia orientale

Per  labbra ha una canzone rossa
come alcune foglie in autunno;
il corpo  inquieto  e pare mossa,
come le onde del mare d’inverno.

É Sole il dí e Luna la notte

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Le sue colline vorrei abitare,
nel  giardino indugiare a sera:
chiudere gli occhi e scivolare
nel tepore della sua primavera.

É cielo il dí e prato la notte

Per  labbra ha due canzoni rosse
come alcune foglie in autunno,
e nel cuore vive  passioni mosse
come le nubi nel cielo d’inverno.

É brezza il dí e sogno la notte.

Mi congederó se mai sarà  tempo,
ma vorrei prima baciare la rosa
che corona le sue vesti, il mento
il collo, gli occhi, la pelle glabra.

Sará dolce il dí, come la notte.

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Nel giorno di Natale

Nel giorno di Natale

Il giorno di Natale
ho visto un poeta
danzare con la bruma.
Mi ricordava di me
trattenersi ospite
a lungo sul tuo collo.
Restavo  in silenzio
ad  ascoltare con te
gli arpeggi  dei sogni,
forse perché da tempo
sapevo che amarsi
è davvvero non solo
tenersi negli occhi,
ma, mano nella mano,
attenti scrutare
la stessa direzione.

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Come a shamain

Come a shamain.

Tu sei il  frutto di migliaia

e lo sanno gli antenati.

Scrutando il  campo dall’aia

scorgi lontani orizzonti,

oltre le terra  recintata

in cui i semi riposano.

In autunno la nebbia fitta

bagnava il tuo melograno.

Si, sei  il frutto di migliaia

e l’attesa del tuo futuro

va oltre la piccola aia,

si protende oltre il muro

delle giovanili baldanze,

come fu per i nostri avi:

travolge le  segrete stanze

del cuore,  lì dove celavi

il tuo più intimo sognare.

Fiorirà il tuo melograno.

Ora, lascialo riposare.

Fiorirà il tuo melograno:

il frutto sarà più del fiore,

come è accaduto a te,

che sei il frutto di migliaia.

ALCUNE NOTE:

SHAMAIN:   è il Capodanno celtico, un mese e poco più dopo la  fine dell’estate, l’inizio della stagione oscura e fredda, dove la Grande Madre risposa sotto la neve. I Celti, devoti al culto lunare della Dea Madre, contavano il tempo in “notti” e non in “giorni”: il giorno inizia sempre con la notte e non con l’alba e in questo caso si celebra la notte in cui la Natura si riposa o anche “muore”.  Questa notte segna l’inizio di un nuovo ciclo. Un ciclo nuovo, al pari di quello  che –  spesso  – in noi inizia con i sogni che si fanno speranza.

MELOGRANO: il suo frutto tradizionalmente era simbolo ed auspicio di prosperità, fecondità e ricchezza. In alcuni filoni ebraici interpretanti  la Genesi è l’albero del bene e del male, a cui si accostò Eva.

AIA: oggi alle aie propriamente dette  si sono spesso sostituiti i cortili esterni. Esse erano  un ambito importante per la vita quotidiana rurale, al di là del quale talora stavano i campi, regno della fatica contadina, in cui si poneva la speranza per  il raccolto. L’aia  è assunta nei versi  come figura allegorica del  quotidiano, da cui si guarda al domani.

TERRA RECINTATA: nel segreto recintato dell’intimitá, come semi sotto le zolle stanno i sogni di futuro.

AUTUNNO, NEBBIA: il tempo a volte raffredda le  speranze di prosperità,  fa cioè come l’autunno che con la sua nebbia inumidisce la natura smorzando il calore lasciatole dall’estate.

SEMI, FRUTTO: come il bocciuolo dispare nella fioritura – che è molto di più di quella – così dal seme  germoglia la pianta e dal fiore nasce il frutto, che è ancora più di tutti  questi. Ognuno di noi  è frutto dei  propri  antenati, di migliaia di essi. In quanto frutto reca in  sé l’eredità del passato, dei saperi, delle ricchezze , delle miserie e di quanto altro ha permesso  alla natura ed alla storia di arrivare sino a lui. Al tempo stesso, in quanto frutto, ciascuno  di noi è anche più di tutto ciò: è il proprio passato, ma  con il suo sviluppo e con nuove attese: é una persona.

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1917: contadini soldati

1917: contadini soldati.

L’urlo duro
degli uomini straziati
copriva il fischio del vento.

Era senza azzurro il  mattino:
il sole faceva capolino
tra fumo nero e fiamme.

Nel cuore talora pulsava
un disperato  pensare :
“il Pasubio ci inghiottirá
con le follie del nostro tempo:
non ci salverà la gloria!

Prima o poi prevarrà
il silenzio
e saremo forse dimenticati,
persino da noi stessi.

Non  ci gioveranno gli sguardi
di chi ci ha sacrificato,
né le parole
lunghe
del pianto dei cari.”

Vuoti di futuro,
lontani dal fare nei campi,
contadini soldati,
trattenendo inutili lacrime,
stavano innanzi al morire.
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Tu

Tu
Tu sei tumulto

di luce che innonda

il cuore.
Tu sei tumulto,

d’acqua che lava

il dolore.
Tu sei tumulto

di vento che disperde

il languore.
Tu sei tumulto

di parole leggere

come un fiore.
Tu sei tumulto

di affetti, gioie

e amore.
Tu… 

 

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un libro per la solidarietà….

Una raccolta di novelle e poesie in lingua spagnola.
Scritta a più mani da amici spagnoli, presenta anche un mio racconto breve, in lingua italiana.
Nata per devolvere gli utili ricavati dalla vendita alla ricerca sulla sindrome di Rett, è stata possibile grazie alla disponibilità dell’editrice Seleer.
La presento, sperando che incontri il vostro interesse…
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p.s. Oltre che come libro cartaceo è disponibile digitalmente su google play

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Mon feu

Mon feu 

Comme après  la neige  on attend  le printemps,

mon cœur attend le renouveau de notre temps.

Sous la cendre couve un feu secret ,

c’est mon Amour dans mon cœur caché .

Laissez-moi parmi ses songes!

J’y trouve la paix du ciel serein

et la nuit immobile en la joie se plonge.

Je ne serai  jamais  embrassé  par  le silence,

mais par une harmonieuse  clameur.

et alors, pas de douleur, pas  d’absence, 

mais toujours tendresse et  une grande douceur.

 

 

  

Il mio fuoco

Come dopo la neve si aspetta primavera,

il mio cuore attende il novellarsi del tempo nostro.

Sotto la cenere cova un fuoco segreto,

è il mio Amore nel mio cuore nascosto.

Lasciatemi fra i suoi sogni!

Vi trovo la pace del cielo sereno

e la notte quieta si tuffa nella gioia.

Io non sarò abbracciato dal silenzio,

ma da un  armonioso clamore

ed allora, nessun dolore, nessuna assenza,

ma sempre tenererezza ed una grande dolcezza. 

 

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